Guida per i genitori
Percentili e curve di crescita: come si leggono
«È al 15° percentile.» Detta così sembra una pagella, e infatti è la frase che manda a casa più genitori preoccupati del necessario. Ecco cosa vuol dire davvero, e cosa guarda il pediatra quando segna il puntino sul grafico.
Cos'è un percentile
Un percentile è semplicemente una posizione in fila. Immagina di mettere in riga 100 bambini della stessa età e dello stesso sesso di tuo figlio, dal più leggero al più pesante. Se tuo figlio si trova al ventesimo posto, è al 20° percentile: 19 pesano meno di lui, 80 pesano di più.
Non è un voto e non è una percentuale di «quanto è sano». È una fotografia di dove si colloca rispetto agli altri, e per definizione qualcuno deve stare in fondo alla fila: se tutti i bambini fossero al 50° percentile, i percentili non esisterebbero.
I numeri, uno per uno
Cosa guarda davvero il pediatra
Il puntino di oggi, da solo, dice pochissimo. Quello che rende utile una curva di crescita è che ci siano tanti puntini nel tempo, uno accanto all'altro.
Quali curve si usano in Italia
Le più diffuse sono gli standard di crescita dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: quelli del 2006 per la fascia da 0 a 5 anni e i riferimenti del 2007 dai 5 ai 19 anni. Gli standard OMS 0-5 anni sono costruiti su bambini allattati al seno cresciuti in condizioni favorevoli: descrivono cioè come i bambini dovrebbero crescere, non solo come crescono in media.
In Italia molti libretti riportano anche le curve italiane (le tabelle SIEDP), che descrivono la popolazione italiana reale. Curve diverse danno percentili leggermente diversi per la stessa misura: è normale, e non vuol dire che una delle due sia sbagliata. Quello che non va fatto è confrontare un percentile letto su una curva con uno letto su un'altra.
Quattro misure, non una
- Peso per età — la più usata nei primi mesi, ma anche la più sopravvalutata dai genitori.
- Lunghezza o altezza per età — fino a due anni si misura da sdraiati, dopo in piedi: il passaggio da un metodo all'altro fa perdere circa mezzo centimetro, e ogni tanto spiega un «calo» che non c'è.
- Circonferenza cranica — importante soprattutto nei primi due anni, perché segue la crescita del cervello.
- Indice di massa corporea (BMI) — nei bambini non si legge con le soglie fisse degli adulti: si converte in percentile per età e sesso, perché un corpo di tre anni e uno di dodici non sono paragonabili.
Quando vale la pena parlarne
Una precisazione che fa risparmiare molte ansie: nei primi giorni di vita quasi tutti i neonati perdono peso (fino a circa il 7-10% del peso alla nascita) e lo recuperano entro le prime due settimane. È fisiologico e non è un calo di percentile.
Le domande che ci fanno più spesso
Essere sotto il 50° percentile è un problema?
No, ed è il malinteso più comune. Il 50° percentile è la mediana, non il minimo: metà dei bambini perfettamente sani sta sotto. Un bambino stabile al 25° sta meglio di uno che in sei mesi è passato dal 75° al 50°.
Il percentile può cambiare da un controllo all'altro?
Sì, ed è normale che oscilli di qualche punto: dipende anche da come è stato misurato, se aveva il pannolino, se era appena stato allattato. Nei primi due anni, inoltre, molti bambini «trovano la loro riga» spostandosi rispetto al peso alla nascita. Conta la tendenza su più misurazioni, non lo scarto fra due.
Posso calcolare il percentile da solo a casa?
Puoi calcolarlo, ed è utile per tenere traccia. Ma il numero va sempre letto insieme alla storia del bambino: è il pediatra che sa se quel valore, per quel bambino, significa qualcosa.
