Guide › Congedi per i genitori 2026: maternità, paternità e congedo parentale
Congedi per i genitori
Congedo di maternità 2026: durata, 80% dello stipendio e domanda INPS
Cinque mesi a casa intorno al parto, pagati all'80%: chi ne ha diritto, come spostare i mesi dopo la nascita, chi paga e come si fa la domanda all'INPS.
Aggiornata il 22 settembre 2026 sui siti ufficiali · le fonti sono in fondo alla pagina
In breve. Cinque mesi di astensione dal lavoro, di norma due prima della data presunta del parto e tre dopo, pagati all'80% della retribuzione. Per le dipendenti del settore privato di solito li anticipa il datore di lavoro in busta paga. La domanda si fa all'INPS prima dei due mesi che precedono il parto.
Chi ne ha diritto
- le lavoratrici dipendenti del settore privato con un rapporto di lavoro in corso, comprese apprendiste e dirigenti
- le lavoratrici disoccupate o sospese, se il congedo inizia entro 60 giorni dall'ultimo giorno di lavoro (il limite non conta per chi riceve NASpI, mobilità o cassa integrazione)
- le braccianti agricole con almeno 51 giornate di lavoro nell'anno in cui inizia il congedo
- colf e badanti, con almeno 26 contributi settimanali nell'anno precedente oppure 52 nei due anni precedenti
- le lavoratrici a domicilio e i lavori socialmente utili
- le dipendenti pubbliche: il congedo è lo stesso, ma domanda e pagamento passano dalla propria amministrazione
Lavoratrici autonome e iscritte alla Gestione Separata hanno regole proprie, in fondo alla pagina. Le libere professioniste con una cassa previdenziale propria (per esempio avvocate, medici, ingegnere) si rivolgono alla loro cassa.
Quanto dura
- Due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi dopo. Il giorno del parto si aggiunge.
- Se il bambino nasce in anticipo, i giorni di congedo non goduti prima del parto si aggiungono dopo.
- Se nasce in ritardo, anche i giorni tra la data presunta e il parto sono coperti dal congedo.
- Con i gemelli la durata non cambia.
- Se la gravidanza è a rischio, l'ASL può disporre l'astensione anticipata; se il lavoro non è compatibile con la gravidanza, se ne occupa l'Ispettorato del lavoro.
- Se il neonato resta ricoverato, la mamma può sospendere il congedo dopo il parto e riprenderlo quando il bambino viene dimesso (una volta per figlio, con un'attestazione medica).
- In caso di adozione o affidamento preadottivo i mesi sono cinque, dall'ingresso del bambino in famiglia (o in Italia, se l'adozione è internazionale).
Lavorare fino all'ultimo mese, o stare a casa tutto dopo il parto
Si può scegliere di:
- lavorare fino a un mese prima del parto e stare a casa i quattro mesi dopo, oppure
- prendere tutti e cinque i mesi dopo il parto.
In entrambi i casi servono due attestazioni che confermino che non ci sono rischi per mamma e bambino: una del ginecologo del Servizio sanitario nazionale (o convenzionato) e una del medico competente del lavoro. Si consegnano al datore di lavoro, non all'INPS.
Quanto si prende
L'indennità è l'80% della retribuzione media giornaliera dell'ultimo periodo di paga prima del congedo. Per le dipendenti del settore privato di norma la anticipa il datore di lavoro in busta paga, che poi la recupera dall'INPS; in alcuni casi paga direttamente l'INPS.
Il contratto collettivo può prevedere un'integrazione a carico del datore di lavoro oltre l'80%: chiedilo all'ufficio del personale.
Il diritto all'indennità si perde se non si chiede entro un anno dalla fine del congedo.
Come si fa la domanda
- Il ginecologo del Servizio sanitario nazionale (o convenzionato) invia online all'INPS il certificato di gravidanza, prima che inizi il congedo.
- Presenti la domanda all'INPS prima dei due mesi che precedono la data presunta del parto: online dal sito dell'INPS con SPID, CIE o CNS, oppure con il Contact Center (803 164 da fisso, 06 164 164 da cellulare), oppure tramite un patronato.
- Entro 30 giorni dal parto comunichi all'INPS la data di nascita e i dati del bambino.
- L'INPS ha 55 giorni per rispondere.
Avvisa anche il datore di lavoro delle date, e consegnagli le attestazioni se scegli la flessibilità.
Quando il papà prende il posto della mamma
Se la mamma muore o ha una grave malattia, se abbandona il bambino o se il bambino è affidato solo al papà, il papà ha diritto al congedo di paternità alternativo: dura quanto la parte di maternità che la mamma non ha potuto fare, ed è pagato come la maternità. Si aggiunge ai 10 giorni di paternità obbligatoria.
Lavoratrici autonome e Gestione Separata
Autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, imprenditrici agricole, pescatrici): l'indennità copre due mesi prima e tre mesi dopo il parto e non obbliga a smettere di lavorare. È pari all'80% di una retribuzione giornaliera fissata dalla legge, che l'INPS aggiorna ogni anno (per il 2026 con la circolare n. 47 del 21 aprile 2026). Servono i contributi in regola per i mesi di maternità e la domanda si presenta dopo il parto.
Iscritte alla Gestione Separata (collaboratrici e libere professioniste senza cassa): serve almeno un mese di contributi con l'aliquota piena nei 12 mesi prima del congedo. L'indennità è l'80% di un trecentosessantacinquesimo del reddito, la paga direttamente l'INPS e spetta anche continuando a lavorare. Anche qui si può scegliere la flessibilità, indicandolo nella domanda, che va presentata prima dei due mesi che precedono il parto.
Per autonome e iscritte alla Gestione Separata con un reddito basso nell'anno precedente sono previsti tre mesi di indennità in più: per il 2026 l'INPS indica la soglia di 9.532,18 euro. Chiedi conferma all'INPS o al patronato quando presenti la domanda.
